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30AUG2016

A Tavola con il Nobile e la selvaggina

Tanta carne al fuoco quest'anno per la quattordicesima edizione di "A Tavola con il Nobile", ideata da Bruno Gambacorta, brillante creatore anche del programma su Rai2 Eat Parade.

 

Carne scalpitante, come può esserlo la selvaggina, piatti e sapori tipici della splendida cittadina fortificata di Montepulciano, dove si svolge la manifestazione e tema di quest'anno.

 

Anticamente era una prova fisica, il cosiddetto bravío delle botti: una corsa di 1,7 km per 85 kg per botte di vino nobile che giovani atleti poliziani dovevano far rotolare in salita nel minor tempo possibile, questo non è mai cambiato.

 

Ma per le massaie che sostengono i giovani, per chi non può correre e per chi, nella propria contrada, non dispone di "cavalli di razza", la festosa soluzione è stata presto trovata: una nuova competizione altrettanto sentita, si disputa a tavola.

 

Al confine tra Toscana e Umbria, si vede da un lato il lago Trasimeno, dall'altro il monte Amiata, Montepulciano è protetta tutt' attorno da vigneti dai frutti zuccherini. Sotto di essa le basi delle cinta murarie adibite da mille anni a questa parte a cantine e nel punto più alto Piazza Grande con la sua cattedrale, il palazzo comunale, il pozzo dei Grifi e Leoni di Sangallo Il Vecchio, tra le piazze più belle d'Italia. Da pochi giorni è stata definita oltreoceano, durante una degustazione: "piccola gemma nel cuore toscano".

 

Tra i vini più antichi d'Italia, il Nobile è citato già in un documento del 789 da Emanuele Repetti e nel 1685 dal poeta Francesco Redi che lo definisce un vino d'eccellenza nell'opera Bacco in Toscana (Montepulciano d'ogni vino è il Re!), certo è che il Nobile è tra i primi dieci rossi italiani a essere riconosciuti come DOC nel 1965 e primo DOCG in assoluto nel 1980.

 

Caratterizzato come tutti i grandi vini toscani da un 70% minino di Sangiovese (qui denominato Prognolo gentile, una specie autoctona della zona), e per il restante 20% dal Canaiolo nero o da altri vitigni locali purchè non si superi il 10% di bacca bianca, esclusi i vitigni aromatici ad eccezione della Malvasia del Chianti.

 

Titolo alcolico naturale del 12,5% e 13% per la Riserva, il disiplinare prevede che il Nobile deva essere sottoposto a un periodo di maturazione minimo di due anni:


- per 24 mesi in legno
- per 18 mesi minimo in legno più i restanti mesi in altro recipiente
- per 12 mesi minimo in legno più 6 mesi minimo in bottiglia più i restanti mesi in altro recipiente

 

E dalla notte dei tempi sono state pescate le ricette in gara per il concorso: coniglio, fagianella, cinghiale, fagiano, quaglia e capriolo.

Selvaggi e cacciati come un tempo per finire in tavola in abbinamento al Nobile, consorte fedelissimo nei secoli.

 

A sfidarsi nell'intensa competizione dello scorso 20 agosto, otto contrade e 32 etichette di vino Nobile di Montepulciano e l'ultimo lo scatto della contrada Collazzi con una ricetta a base di quaglia, uva e una particolare susina detta "coscia delle monache", che le ha valso l'aggettivo di "fruttata", con cui ha vinto. La contrada passa in vantaggio sulle vittorie degli anni scorsi: Collazzi (quattro volte), Talosa (tre volte), San Donato (due volte), Voltaia (due volte), Gracciano, Cagnano, Poggiolo e Coste.


Il palio del Bravìo è stato riportato in auge dopo secoli da un sacerdote locale nel 1974 per aggregare la popolazione attraverso un evento che coinvolgesse tutti i poliziani: un corteo notturno con dame e cavalli con più di 200 figuranti, il bravìo e infine "A Tavola con Il Nobile".

 

Il piatto è stato servito agli oltre 3000 turisti del weekend dal 19 al 21 agosto e agli oltre 10000 dello scorso: chi non vince la competizione sportiva viene abbondantemente ripagato dal nuovo premio che via via sta diventando sempre più importante.

 

 

Camilla Rocca

 

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